mercoledì 27 luglio 2016

Felicia Kingsley: Un matrimonio di convenienza


Autore: Felicia Kingsley
Titolo: Un matrimonio di convenienza
Editore: Self-publishing
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 386

Sinossi
I soldi non fanno la felicità ma possono cambiarti la vita … 
Come a Jemma, truccatrice teatrale con un debole per i ballerini latino-americani che vive a Londra, in un seminterrato, proprio sotto ai genitori hippy. La nonna le ha lasciato un’enorme eredità, che potrà ottenere solo sposando un uomo di nobile titolo. 
I soldi non fanno la felicità ma possono cambiarti la vita … 
Come ad Ashford, dodicesimo Duca di Burlingham, cresciuto negli agi e nel lusso, rispettabile esponente dell’aristocrazia inglese, ambito da tutte le debuttanti, che scopre di essere sull’orlo della bancarotta e con il rischio di perdere il titolo. 
Così, due persone che mai sarebbero state destinate ad incrociarsi, si trovano a stringere un accordo: un matrimonio d’interesse, per cambiare la propria vita o per salvare quello che si è sempre avuto. 
Ma Jemma è un’estranea nel mondo di Ashford, fatto di formalità, ricevimenti, altezzosi aristocratici e l’odiosa e imprevista suocera, Delphina. 
Ashford, che pensava a tutto meno che a sposarsi, si trova come moglie una persona irritante, poco collaborativa, sempre pronta al conflitto e che non perde occasione per metterlo in imbarazzo. 
La convivenza si fa sempre più complicata quando Jemma incontra Carter, che sembra essere il principe azzurro che ha sempre sognato. 
Se siete abituati alla favola come l’avete sempre conosciuta, questa storia metterà sottosopra tutte le vostre certezze, tra manieri, battute di caccia, amici sociopatici e politicamente scorretti, dischi in vinile e allucinogeni anni ’70. 
… E poi, chi è Portia? 


Una sola parola: ESILARANTE.
Quanto mi sono divertita a leggere questo romanzo, non potete immaginarlo. È fa-vo-lo-so.
Un’altra bella e piacevole scoperta.
La storia è narrata con i POV alternati tra “La versione di Jemma” e “La versione di Ashford”.
Jemma è una truccatrice teatrale di venticinque anni, con due genitori hippy un po’ sopra i generis con le loro tisane di marijuana e le torte allucinogene. Sua nonna Catriona muore e lascia un testamento: l’unica erede dei suoi “mobili, immobili e soprammobili” è Jemma. L’anziana donna aveva diseredato la figlia dopo aver sposato un hippy, mentre lei aveva la mania della nobiltà e dei blasoni. Jemma non crede alle proprie orecchie quando l’avvocato Derek la convoca per darle quella notizia, ma il testamento ha una clausola: potrà beneficiare del lascito solo dopo aver sposato un uomo con titolo nobiliare.
Derek convoca anche Ashford Parker il duca di Burlingham, per comunicargli che le banche stanno per pignorargli tutto, a causa di alcuni investimenti sbagliati fatti dal padre prima di morire: sono sul lastrico.
Il gran genio dell’avvocato, ha una soluzione: se Jemma sposa Ashford, lei può entrare in possesso dell’eredità e salvarlo dalla bancarotta, rassicurando la ragazza che il suo patrimonio è molto cospicuo e saldare quel debito non intaccherà la sua solidità finanziaria che le assicura un’intera vita agiata e senza pensieri.
La soluzione sembra perfetta, se non fosse che i due soggetti in questione, sono opposti e incompatibili.


Cosa pensa Jemma di Ashford?

“Io, sposata a quello? Io voglio passione nella mia vita, non calcolo e strategia. Voglio il calore di abbraccio, la scossa di un bacio, il fremito di uno sguardo rubato! Con quell’Ashford siamo proprio fuori strada. Tutto intero, rigido nella sua camicia immacolata, la cravatta bella stretta al collo, seduto composto come vuole in bon-ton. No, grazie, e poi a me piacciono i maschi latini: mori, abbronzati con gli occhi scuri, che trasudano testosterone. Dei suoi capelli castani e occhi versi non so cosa farmene”.

E qual è il pensiero di Ashford nei confronti di Jemma?

“Quella Jemma mi ha sconvolto! Sui suoi modi stendiamo in velo pietoso, mi sembrava di essere a tavola con un camionista gallese, con tutto il rispetto per la categoria. E vogliamo parlare dell’aspetto? Ho vissuto trent’anni nella beata convinzione che le donne ci tenessero e curassero il loro aspetto, ma Jemma ha fatto crollare ogni certezza”.

A quanto pare, i problemi non riguardano solo loro due, perché dovranno fare i conti con la duchessa madre: Lady Delphina, la suocera.
Quando vede Jemma, per poco non le prende un colpo e Ashford mi fa quasi tenerezza.

“Credevo impossibile che esistesse una donna con un carattere peggiore di quello di mia madre, ma mi sono dovuto ricredere. E ora queste due donne vivono sotto lo stesso tetto: il mio”.

In un attimo Jemma si trova catapultata in un mondo distante anni luce da quello in cui aveva vissuto. Un mondo fatto di apparenze, luci a festa, abiti di ottima sartoria e ricevimenti noiosi, con gente noiosa e organizzazioni noiose.
Lei portava brio, freschezza, vita e allegria in quel mortorio di situazioni, ma l’etichetta non prevedeva alcun tipo di divertimento, solo compostezza e la gara segreta a chi fosse vestito meglio. Il cibo veniva sistemato in bella mostra, ma non poteva essere mangiato, stava lì solo per scenografia e questo Jemma non lo avrebbe mai capito, considerandolo uno stupido spreco.
Jemma, con la sua follia, si è attirata le simpatie e le antipatie di molti, provando a  conformarsi (un minimo) con l’alta società. Anche Ashford nota un sottile cambiamento nella donna e pur trovandola insopportabile, apprezza la buona volontà che sta dimostrando.

“Si stava meglio quando si stava peggio e quando tra noi era guerra aperta, perché almeno i confini erano chiari: tu stai lì, io sto qui e se ci dobbiamo rivolgere la parola, è solo per insultarci”.

Sì, perché il loro rapporto e un meraviglioso insultarsi senza troppe cerimonie, sempre pronti a darsi battaglia e questo, per chi legge, è molto divertente.
Ricordate cosa pensavano l’uno dell’altro, appena incontrati? Pensate che sia cambiato qualcosa?

“Mi bacia come se volesse succhiarmi l’anima, ed io come se volessi riprendermela”. (Jemma)
“Se dovessi definirla, userei una sola parola, anzi due: Big Bang. Un caos meraviglioso e perfetto. Un’esplosione devastante ma che mette tutto al posto giusto. Con Jemma accanto, tutto torna”. (Ashford)

E proprio adesso che avevano abbassato le armi, l’avvocato li convoca. Che cosa vorrà?

Dopo appena quattro capitoli, avevo già deciso di dare un cinque pieno all’autrice che, in questo romanzo, ha dato il meglio di sé stessa. Divertente, spigliato, con battute perfette e personaggi molto simpatici. Che cosa si può volere di più? È stata un’altra delle letture più piacevoli di quest’anno, senza dubbio. Mai un momento di noia, tutto ben delineato, ben scritto e piacevole fino all’ultima parola. Non c’è un attimo di blocco, tutto fila liscio e, nonostante i diversi personaggi aristocratici di cui non ricordo più i nomi, le risate sono assicurate. Anche mio marito mi sentiva ridere e diceva: “Ti stai divertendo, vero?”.
Una storia per tutte le stagioni che può farvi compagnia sotto l’ombrellone, o sul divano con una coperta addosso e una tazza fumante accanto a voi, oppure in metro, sull’autobus e ovunque voi vogliate.


Lina Giudetti: Il mio Matador



**** Questo romanzo è il 2° volume di una DUOLOGIA rosa. E' il SEQUEL de' "IL MIO ANGELO" ****


Autore: Lina Giudetti
Titolo: Il mio Matador
Editore: Self-publishing
Genere: Romanzo rosa
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 377

Sinossi
Dopo aver ritrovato l'affetto del padre, Aura comincia a diventare una ragazza più forte e soprattutto riesce a sconfiggere la bulimia. Sente tuttavia il bisogno di diventare anche indipendente e un giorno decide di trasferirsi in Spagna, a Valencia, dove viene assunta a lavorare come receptionist in un albergo. A causa della delusione d'amore ricevuta dal suo "Angelo" è ancora diffidente nei confronti degli uomini e pensa che rimanere single sia la cosa migliore finché il suo percorso di vita non incrocia quello di Ricardo de la Vega, un famoso matador che inizialmente le sembra tutto l'opposto di quello che le piace in un uomo poiché lo ritiene rozzo e sboccato per quanto irrimediabilmente sexy, bellissimo e perfino divertente oltre che una continua scoperta e sorpresa… vengono entrambi coinvolti in una girandola di emozioni finché Angelo non si ripresenta nella vita di lei… 

Un romanzo che sullo sfondo di antiche tradizioni spagnole e del fascino dell'arena, mescola dramma e tenerezza, malinconia e comicità, parlando di amore e di speranza. 



In questo sequel, ritroviamo Aura. L’avevamo lasciata delusa dalla relazione amorosa con Angelo e con il suo ristabilito rapporto con il padre.
Aura si trasferisce a Parigi nella villa di suo padre, abitata dalla nuova famiglia di quest’ultimo. Diversamente da quanto pensava, Veronique è una brava donna, un’ottima moglie e madre di due fantastici bambini, Daniel e Mia. Subito Aura si trova bene, respira amore e si sente parte della famiglia. Riesce a laurearsi e curare i suoi problemi di bulimia, riacquistando un equilibrio che aveva perso da molto tempo. Eppure la voglia di rendersi indipendente e il richiamo della Spagna, hanno il sopravvento su di lei e grazie a un colloquio di lavoro, viene assunta come receptionist in un albergo a quattro stelle aperto da poco “El Magnifico”. Una volta in Spagna, Aura viene affiancata da Carmen, una ragazza di origini italiane, infatuata del bellissimo matador Ricardo de la Vega. Per quanto Ricardo fosse abile e acclamato, l’idea che uccida dei poveri tori, turba Aura.
Ignara, la ragazza si reca in un ristorante italiano e, sebbene a prima vista non lo avesse riconosciuto, il proprietario è proprio il sexy Ricardo. Quest’uomo le fa provare mille sentimenti contrastanti, tra loro inizia una tenera amicizia, per la gioia di Carmen. Infatti, non avendo Aura pretese sentimentali verso quell’uomo, invita spesso la sua collega nelle occasioni di svago organizzate da Ricardo, sperando di aiutarla a farsi notare da lui.
Ricardo è un uomo dalle mille sfaccettature. Ha modi cortesi verso i più deboli, fa beneficenza in maniera attiva e concreta negli ospedali, ha a cuore il sorriso dei bimbi malati, ma quando  (per caso) lo vede fare sesso occasionale come un animale, nel suo ristorante, Aura inizia a nutrire qualche dubbio.
Chi è realmente Ricardo de la Vega?
Lui è l’antitesi del suo tipo ideale e poi, diciamolo chiaramente, Aura è ancora scottata dalla relazione con Angelo e non vuole più soffrire per un uomo. Li cataloga tutti alla stessa maniera: bugiardi, approfittatori, falsi e traditori. Per questo è sempre sulle difensive, aspra nei commenti e disillusa. Sono molte le occasioni in cui tratta male Ricardo che, invece, è mosso da buoni propositi e vuole capire cosa ha reso quella bella ragazza così ostile e diffidente.

Pur essendo a volte sfacciatamente ambiguo, grezzo nei modi, Ricardo ha tante buone qualità.


Il personaggio di Ricardo è affascinante, un po’ per il controsenso del suo essere, animalesco e gentile in base alle situazioni. Con il suo accento spagnolo, il fisico scolpito come un agile matador deve essere e i lineamenti latini, ispira carica erotica non indifferente. Anche lui ha i suoi fantasmi del passato, come Aura, con la differenza che Ricardo va avanti e si prodiga per migliorare la vita di chi è meno fortunato di lui e fare del bene lo aiuta a stare meglio.
Al contrario Aura si crogiola nel suo dolore, nella sua infelicità, bandendo chiunque dalla sua vita. Lei è paranoica fino allo sfinimento. Non perde occasione per fare paragoni tra Angelo e Ricardo, anche nei momenti di intimità. Pensa solo a lei e al suo dolore, facendo la vittima in ogni occasione. Questo comportamento persistente, a un certo punto, me l’ha resa odiosa ed egoista.
E poi ritorna Angelo…
La cosa più bella di questo capitolo finale, è proprio Ricardo. Tutto il suo essere è accattivante, eppure mostra intelligenza, capisce le persone, è altruista ed empatico, sa aiutare con disinvoltura, è generoso, bello, sexy e concede il suo cuore solo alla donna giusta, quella che lo ama perché è semplicemente Ricardo e non per il suo status di Matador ricco e affascinante.
L’ho amato fin da subito e, per quanto abbia compatito Aura nel primo volume, la presenza di Ricardo ha ribaltato le carte in tavola. Però anche il comportamento esasperante della ragazza ha un senso, visto la batosta che ha preso in amore e i problemi famigliari, fisici e psichici. È normale che abbia difficoltà a fidarsi, quindi non posso biasimarla al cento per cento.

Una bellissima storia, sfacciata e romantica, con tante sfumature. Questo romanzo mi ha fatto provare tanti stati d’animo, positivi e negativi, da sentirmi viva. Non è meraviglioso che un romanzo faccia scaturire tutto questo? Quindi, che cosa aspettate a comprarlo?
 


martedì 26 luglio 2016

Vanessa Valentinuzzi: Un amore di chef



Autore: Vanessa Valentinuzzi
Titolo: Un amore di chef
Editore: Self-publishing
Genere: Romance
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 335
Prezzo e-book: € 1,99

SINOSSI
Camilla ed Eva gestiscono un relais in Toscana insieme alla madre Beatrice. Le due ragazze sono nate a Buenos Aires e si sono trasferite in Italia dopo che i genitori hanno divorziato. Sono molto legate, amano il casale in cui vivono, adorano la loro coraggiosa e forte mamma e il suo nuovo compagno. Non hanno invece un buon rapporto con il padre, un uomo sfuggente e problematico.
Camilla è una ragazza acqua e sapone. È single, non segue la moda, indossa sempre comode scarpe da ginnastica ed è a dieta perenne. Fresca di laurea in economia, è un tipo decisamente pratico e disciplinato. Nel tempo libero studia danza, grazie alla quale ha perso dieci chili, e la insegna anche ai bambini.
Eva adora la moda, mangia smisuratamente senza mai aumentare un etto, le piace flirtare anche se ha un fidanzato storico, odia la disciplina e sogna di fare la cantante.
Un problema affligge il casale da qualche tempo: dopo aver passato anni gloriosi, gli affari vanno malissimo; lo chef, alla guida della cucina da due anni, non raccoglie consensi tra i clienti e la reputazione del relais è ormai compromessa. Per superare la crisi occorre trovare un nuovo chef; tra i candidati possibili spunta Tommaso, per cui Camilla aveva una cotta a quindici anni, quando era goffa, timida e cicciottella. Il giovane chef difatti sta per tornare da San Francisco e solo l’idea del suo arrivo farà tremare più di un cuore! Ma questa non sarà l’unica sorpresa nella vita delle ragazze…


La storia inizia nell’anno 2003, quando Camilla era un’adolescente insicura, cicciottella, con i capelli corti e molto impacciata. Non stava bene tra la gente, preferiva un buon libro alle brutte figure in pubblico e poi era segretamente innamorata di Tommaso, un ragazzo gentile, un amico che di certo non la vedeva come una ragazza da corteggiare e di cui, in futuro, innamorarsi.
Siamo in Toscana e il primo capitolo ci porta nell’anno 2014. Camilla ed Eva abitano nel relais rilevato dalla loro madre Beatrice. In quegli anni, le ragazze sono cresciute, anche se il vero cambiamento lo ha subìto Camilla: è dimagrita, trova ristoro nel ballo e ha sviluppato un carattere combattivo, addirittura impulsivo.
“Danzare era come volare e mi faceva dimenticare ogni paura e insicurezza”.
Esprime con rabbia i suoi pensieri, senza peli sulla lingua, con aggressività. Aiuta la madre a mandare avanti il relais “Casale dei glicini”, mentre Eva, una ragazza brillante ma coi la testa per aria, dà una mano quando può. Negli anni ha provato a inseguire i suoi sogni: fare la modella e poi anche la cantante, ma poi quel mondo non fa per lei, perché non le piacciono le regole né  sacrifici. Il suo spirito libero, quindi, la fa tornare a casa.
“Io ero pratica, responsabile e un completo disastro in amore e lei…
beh, lei era Eva, sempre pronta a divertirsi, a prendere la vita con spensieratezza e con una vita amorosa solida”.
Uno dei motivi per cui Camilla vive con una rabbia costante, sempre pronta a esplodere, deriva dal pessimo rapporto che ha con il padre. Lui è rimasto a Buenos Aires e, tranne qualche rara telefonata, si è sempre disinteressato alla vita delle figlie. La madre Beatrice, ha sempre cercato di smorzare questo rancore nei confronti del padre, spiegando loro che lui aveva una grave problema da risolvere: il gioco d’azzardo.
Beatrice è descritta come una donna forte, giovane, piena di energie ma ultimamente è triste e preoccupata per il futuro del relais, perché non naviga in buone acque e, probabilmente, la Banca non le concederà altro tempo per saldare le rate non pagate. Oltre a questo, si aggiungono le recensioni negative che riguardano il cibo servito e hanno bisogno di un nuovo cuoco.
Qui entra in scena Tommaso. Da dieci anni vive all’estero dove ha affinato le sue doti culinarie e da poco è tornato in Italia.
Camilla è emozionata alla probabilità di rivedere Tommaso, ma non esclude che il candidato ideale sia un’altra persona, così inizia una serie di colloqui con cuochi dai menù improbabili e alternativi, di certo non adatti al loro relais in Toscana. Alla fine, però, il migliore è Tommaso.
Dapprima non riconosce Camilla, perché lei è diversa fisicamente, infatti ha approfittato di quella situazione per fargli credere di essere davvero un’altra persona. Quando, poco dopo, scopre la verità, è felice di rivederla.
I due iniziano a lavorare insieme e succederanno tante cose, per esempio i tentativi di Camilla di farlo ingelosire, frequentando strana gente conosciuta nel sito di incontri Supercupido.com, dietro suggerimento della frizzante Eva.
Un ulteriore argomento trattato è il rapporto di Camilla con suo padre. L’uomo arriva in Italia per cercare di ricostruire quel rapporto che si era deteriorato fino a diventare inesistente. Spiega come si è sentito, cosa ha fatto, come è riuscito a uscire dalla schiavitù del gioco d’azzardo, al punto che Camilla inizia a vederlo con occhi diversi.
La storia, nel suo insieme, è simpatica, ricca di avvenimenti, battute, equivoci. La scrittura è semplice, piacevole, forse troppo ripetitiva in alcuni aspetti tanto da rendere lunga la lettura quando, invece, andava smussata per non risultare ridondante. In ogni caso, i personaggi sono ben delineati, con delle caratteristiche proprie che li rendono unici e le vicende coinvolgono il lettore ad arrivare fino alla fine. Troverete anche qualche menù sfizioso che vi farà venire l’acquolina in bocca e son sicura che di questo romanzo, ricorderete un dolce in particolare: il tiramisù alle fragole.

 

Christian Frascella: Brucio (Mondadori)


Autore: Christian Frascella
Titolo: Brucio
Editore: Mondadori
Genere: Romanzo thriller
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 343
Prezzo cartaceo: € 17,50

SINOSSI
“Il fuoco. La stanza invasa dalle fiamme, le grida, la paura. Ogni rumore crepita nelle orecchie come legna spezzata da un calcio. Il fumo mi annebbia la vista. Le narici invase, il respiro sempre più corto, disperato. Non riesco a gridare, ci provo, ma non riesco. Cerco mia madre, cerco mio padre, cerco Anna.”

L’incendio di quella notte gli ha sfigurato il volto e si è portato via tutto. Di quel Tommy bambino non è rimasta che l’ombra, l’unica cosa di cui gli altri non sembrano aver paura, provare ribrezzo. Da allora Tommy passa da una famiglia affidataria all’altra, su e giù per l’Italia. Ogni volta, però, insieme a lui arrivano le complicazioni. Del resto, se hai una faccia come la sua, non puoi “che essere un poco di buono, un delinquente, un ladro, un potenziale omicida”. E poi la gente ha un bel dire che l’aspetto non conta.
Magari andrà meglio stavolta, ora che è approdato in un paesino di provincia come ce ne sono milioni, rassicurante: “Case attaccate a case, palazzi che si strusciano con altri palazzi, e strade che ti ributtano sempre verso il centro casomai dovessi perderti”. E che ad accoglierlo ci sono i Cotta, brave persone: madre avvocato, padre pompiere, un figlio diciassettenne suo coetaneo.
Ma quando i guai li hai cuciti addosso c’è poco da fare. Succede così che, a poche ore dal suo arrivo, Tommy assista per caso a un rocambolesco tentativo di furto in un negozio e che venga arrestato da un ispettore di polizia in pattuglia che lo crede coinvolto, e che da quel momento gli darà il tormento.
A scuola non va certo meglio, ma almeno lì c’è Sally, occhi scuri e l’aria di una “come di passaggio”, che “un attimo c’è, un attimo dopo potrebbe non esserci”. Conoscerla per Tommy è come tornare a respirare. Con lei accanto il futuro fa meno paura e tutto sembra possibile. Anche per lui. Se solo non fosse la nipote dell’ispettore che l’ha arrestato quella notte. E se solo quel tranquillo paesino a due passi da Asti in cui tutto sembra perfetto non nascondesse mostruosità che proprio lui si ritroverà, suo malgrado, a svelare.
Con Brucio, Fascella sonda il labile confine tra giovinezza ed età adulta, tra ingenuità e colpa, tra la luce della purezza e l’ombra della corruzione. E ci regala un personaggio meravigliosamente complesso, negli eccessi così come nelle fragilità, strafottente e coraggioso nel suo tener testa a un destino che con lui – non c’è dubbio – ha picchiato veramente duro.

Qui siamo davanti a un capolavoro della letteratura. Una storia che, con il suo stile accattivante e incisivo, coinvolge fino alle ultime pagine.
Tommaso Silvestre è un diciassettenne problematico, soprattutto perché i guai lo trovano sempre. Sette anni prima ha perso la sua famiglia in un incendio e lui è l’unico sopravvissuto. Le fiamme hanno deturpato il suo corpo, il suo viso ma, soprattutto, la sua anima. Chiunque lo incontri, manifesta espressioni di ribrezzo, definendolo “mostro” e chi più ne ha più ne metta. Inutile dire che ciò che conta è l’aspetto interiore perché, invece, la maggior parte della gente si ferma all’apparenza.

È così che si sente Tommy, un emarginato. Nel suo futuro vede una vita da eremita.
“Non ho quasi pensieri, e ho un solo desiderio: compiere diciott’anni, trovarmi un lavoro e vivermene per i fatti miei”.
In quei sette anni ha cambiato spesso istituto e famiglie affidatarie: adesso è arrivato a casa Cotta. Franco, il capofamiglia, è un pompiere. È colui che concilia. Spegne le fiamme, ma anche gli animi accesi, con la sua parola buona sempre disponibile. Stefania è la moglie, avvocatessa con gli attributi, colei che realmente comanda in famiglia. Poi c’è Andrea, il loro figlio e coetaneo di Tommy. Un ragazzo semplice, senza grandi prospettive che riesce a legare con il nuovo arrivato. I due instaurano una buona sintonia.
Tommy non è abituato ad avere amici e dell’amore non fa nemmeno lo sforzo di pensarci. Questo fino a quando, il primo giorno di scuola, non incontra Sally.

 
Tutto il tormento, il dolore, la frustrazione, i sensi di colpa di Tommy sono racchiusi qui:
“Ma io come sarei diventato, se non ci fosse stato tutto quel fuoco? Me lo chiedo spesso. A volte mi metto davanti allo specchio e mi guardo. Cerco di vedere il Tommy sotto le ustioni, dietro la maschera orripilante che mi fa da viso, dietro i segni, le slabbrature, le chiazze più rosse e quasi nere, dietro la non concordanza dei lineamenti – la testa informe, le orecchie come smozzicate, il naso posticcio, la mascella operata e ricucita come un sacchetto da buttare, il mento disarmonico, il collo attraversato da griglie di cicatrici, le braccia come un puzzle di carne salva e carne morta, le mani piagate, il torace simile a un campo di battaglia dopo lo scoppio di più granate, le gambe e i piedi arrostiti –, dietro tutto questo, sotto tutto questo, io come sarei stato? Ero bruno, avevo una faccia normale da ragazzino in sboccio, ero come milioni di altri, e sarei stato come milioni di altri. Avrei avuto una vita né migliore né peggiore di chiunque. Ci sarebbe stata mia madre a vedermi crescere. Mio padre mi avrebbe insegnato le cose più importanti. Avrei protetto sempre Anna. Una comune famiglia senza incendi.”. 

Per una sorta di ribellione intrinseca, Tommy risponde a tono, prova a ribellarsi e difendersi, ma quando sul suo cammino incontra il poliziotto più stimato e temuto del paese, tale Sterpa, nonché zio di Sally, ogni suo respiro diventa capo d’accusa nei confronti del ragazzo. Pur dichiarandosi innocente, il suo carattere strafottente e le sue risposte sardoniche, sono terreno fertile per lo sbirro che “non perdona”. Infatti, per il poliziotto, è semplice affibbiargli due o tre capi d’imputazione pur non avendo nessuna prova.
Intanto Tommy e Sally riescono a trovare un filo conduttore tra loro che li lega, li avvicina, li fa dialogare di tutto, perfino del passato più buio.
Tommy non è più solo: la famiglia Cotta si prodiga per proteggerlo e difenderlo, Sally capisce ogni sfumatura del suo essere e si sente compresa a sua volta. Poi c’è anche Enrico, un compagno di scuola che si mostra un buon amico.
Ma qualcuno vuole incastrare Tommy e cerca di farlo fino in fondo, rendendogli la vita piuttosto difficile…
Questa storia è narrata con abile maestria, sapienza di dettagli, capacità di dialogo e introspezione psicologica. È uno dei pochi romanzi in cui i dettagli non sono noiosi, ripetitivi, ridondanti. Anzi, tutt’altro, accrescono la storia d’interesse, azione, curiosità. Sì, perché qui ci troviamo di fronte ai tormenti di un ragazzo che non ha più una famiglia, che non sempre è stato trattato bene (perché gli sono capitati anche i papà Tocca-Tocca e i compagni d’istituto perfidi e cattivi), che amava la sua sorellina e non potrà proteggerla più. Quando parla di lei è palpabile l’affetto che nutre nei confronti di Anna, è toccante la descrizione che ne fa, molto toccante.
Per fortuna Tommy non  è il ragazzo debole e sfigato che credono, ma un tipo caparbio che trova forza nell’amore che prova per Sally e riceve da Sally. In un mondo corrotto, pieno di gente che appare ciò che non è, lui si scrolla di dosso la cenere e riesce a brillare di una luce tutta sua, unica e speciale.
Non volevo salutare Tommy e nemmeno Sally perché mi hanno tenuto compagnia in questo momento di convalescenza.
Se da qualche parte, nel mondo, esistesse un Tommy e una Sally, vorrei augurargli solo il meglio. Il coraggio e la forza di prendersi le loro rivincite, cancellare il passato e vivere il futuro meraviglioso che meritano.

 

Chiara Cipolla: L'anello di Beatrice (parte seconda)






Autore: Chiara Cipolla
Titolo: L’anello di Beatrice (parte seconda)
Editore: Self-publishing
Genere: Romance
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 241

SINOSSI
Emma, di nuovo sola, dopo aver visto infrangersi i suoi sogni d'amore con Edward, torna a casa dilaniata dal dolore. Troverà in sé la forza per rialzarsi, come ha sempre fatto? In realtà tutto è diverso da prima...Vittorio, l'amico superficiale, si rivela un compagno prezioso. Ma soprattutto ora Emma ha uno scopo, Beatrice, e un anello al dito. Un anello la cui circolarità riporta i protagonisti al punto dove tutto ha avuto inizio, e li costringerà a rimettersi in gioco una volta per tutte.



È difficile parlare di questa seconda parte, senza rivelare più di quello che vorrei. Ma io odio fare spoiler, quindi cercherò di tenermi ai margini di qualche particolare che potrebbe rovinarvi la lettura.
Siamo a Bologna, nel giugno 2004.
Emma, dopo il trasloco a Oxford, ritorna in Italia distrutta, in pessima salute e il caro amico Gianluca si prende fraternamente cura di lei. È difficile, se non impossibile, credere che i suoi sogni d’amore con Edward si siano infranti così spietatamente. Continua a piangere senza sosta e a stare male. Un male che si trasformerà in bene e le darà uno scopo per vivere e andare avanti.
Vittorio, sembra meno vanaglorioso ed egocentrico, si avvicina a Emma e le dimostra tutto il suo aiuto morale ed economico, tanto che la ragazza inizia a gradire la sua compagnia, la sua vicinanza e – perché no? – anche il suo affetto.
Gli anni passano e sembra non cambiare nulla di concreto. Vittorio fa un passo avanti e due indietro. È un po’ altalenante: cerca Emma, poi passa da una donna all’altra, le solite oche, tranne una, Barbara, che convive con lui per ben quattro anni.
Firenze, maggio 2012.
Emma e i suoi amici decidono di fare una gita a Firenze, per visitarne l’arte e i musei. Tutto di Firenze le ricorda il suo amato Edward che, sebbene siano passati otto anni, non è mai riuscita a dimenticare. In ogni caso, decide di buttarsi il passato alle spalle e proprio quando è consapevole di dare una svolta alla sua vita, indecisa se togliere o meno l’anello che Edward le aveva regalato tanti anni fa, l’oggetto le cade. A raccoglierlo è Michael, l’ormai diciottenne nipote di Edward.
Quello che Michael le racconterà, capovolgerà ancora una volta la vita di Emma…
E Vittorio, perché non si dichiarava apertamente?

Buona parte del romanzo è dedicata al dolore e allo sforzo di Emma di riprendere in mano la sua vita senza Edward al suo fianco. Accanto a lei, che è sola al mondo, ha trovato tanti buoni amici che le vogliono bene, vicine di casa comprese. In fondo, non era poi così sola…
Vittorio, devo ammetterlo, non mi ha mai ispirato simpatia e, sebbene sia cambiato dall’atteggiamento “megalomane”, rimane un uomo “né carne né pesce”. Ama Emma ma non glielo dice apertamente, la desidera ma poi si accompagna con ragazze del genere “è bella ma non balla”. Quindi, sebbene si mostri un ottimo amico, come uomo da amare non mi piace proprio. Eppure Emma, a un certo punto, sente di provare più che semplice amicizia nei suoi confronti, per questo è pronta a togliersi l’anello e ricominciare ad amare.
Poi arriva Michael… e anche Vittorio ha mentito a Emma, nascondendole un segreto.
È vero che molte cose me le aspettavo in questa seconda parte del romanzo: riguardo a Edward, a Beatrice, e perfino il segreto di Vittorio, ma l’autrice ha l’abilità di tenerti sempre sul filo, non sai mai realmente come va a finire. Quando sei certa di una cosa, tutto cambia, tutto si stravolge e io adoro i romanzi che non danno certezze. La sua scrittura è come un portale che si apre verso un mondo nuovo. È catapultarsi in una dimensione parallela, in mezzo a questi sconosciuti che ti raccontano le loro sofferenze, i loro litigi, la loro rabbia, e tu sei lì ad ascoltarli, a consolarli o comunque a partecipare alla loro vita. Non è questo che dovrebbe essere la lettura?
Adoro questi due romanzi!
Se volete leggere qualcosa di appassionante e coinvolgente, non vi potete sbagliare, questi due romanzi fanno per voi!

P.S: Avrei voluto soffermarmi sulla seconda metà del romanzo, quella che forse mi ha incuriosito di più, visti i comportamenti psicologici assunti dai diversi personaggi. Lì ci sarebbe molto da dire e da commentare, a partire dalla famiglia di Edward, i loro comportamenti, la vergogna, l’apparenza che vale più di tutto. A discapito della vita, della salute, dell’amore… Lo so, dette così queste parole non significano niente, ma non voglio rovinare ai lettori il piacere della scoperta.

Demetrio Verbaro: Ora, per sempre e oltre



Autore: Demetrio Verbaro
Titolo: Ora, per sempre e oltre
Editore: Lettere Animate
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 122
Prezzo: 1,49

SINOSSI
Davide e Giulia sono due ragazzi innamorati che si conoscono fin dall’asilo e che si sposano pieni di speranza per un futuro insieme. Il loro amore è semplice, genuino, profondo. Ma non riescono a diventare genitori e dopo che il dottore conferma che per loro sarà impossibile concepire figli, qualcosa si rompe nel loro rapporto. Entrano in un vortice che li travolge: litigi, tradimenti, risentimenti, divorzio. Ma come la mantide guidata dall’istinto si riproduce pur sapendo di morire alla fine dell’accoppiamento, così uno di loro guidato dall’amore si sacrificherà per la salvezza dell’altro. Alla fine infatti si scoprirà che il vortice che ha spazzato via il loro matrimonio era stato creato da uno di loro in un gesto d’altruismo estremo.



Questa di cui sto per parlarvi, è una storia drammatica, dolorosa, piena di sentimento e amore sconfinato.
Giulia e Davide si conoscono tra i giochi dell’asilo e già dal primo sguardo sanno che il loro futuro li vedrà insieme, uno accanto all’altro.
Il romanzo è suddiviso in tre parti. La prima parla di Davide, malato di tumore in fase terminale. L’uomo è ricoverato in una struttura adeguata “Family” nella stanza n. 13. Accanto a lui c’è un’infermiera con cui ha stabilito un ottimo legame d’affetto e rispetto. Lei, Carmela, ha vissuto un’esistenza non proprio delle più rosee e ha a cuore la salute del suo paziente speciale. Un giorno, Davide le chiede se può rileggere le lettere d’amore che si scriveva con la sua Giulia. Ogni lettera si conclude con la frase: Ora, per sempre e oltre.

Nella seconda parte si ritorna indietro negli anni e l’autore ci racconta una parte essenziale della vita coniugale di Davide e Giulia. Non riescono ad avere figli e decidono di adottarne uno, quando le speranze non bastano più. Poi, però, succede una cosa che divide la coppia e ognuno prosegue la sua vita prendendo strade diverse.


La terza parte è la più dolorosa, la più sofferta. Si ritorna al presente e tutti i protagonisti si incontrano nella stanza n. 13.

I due coniugi hanno modo di parlare, chiarirsi, dirsi la verità e raccontare cosa hanno fatto durante la loro separazione.
“Ti dovevo fare più male possibile per salvarti, dovevo ferire il tuo cuore per liberarlo, non potevo lasciarti affondare insieme a me”.
Qual è il più grande gesto d’amore? Lasciare libera di vivere la persona che amiamo, risparmiandole un grande dolore o farle assaporare tutte le nostre pene perché abbiamo bisogno di averla accanto? Eppure anche allontanarla è sofferenza pura. È una ferita che brucia sempre, ogni giorno, difficile da perdonare e porta all’odio.
“In questa stanza c’è la mia vita. Io ti amo ancora anche se non vuoi che lo faccio”.
Giulia e Davide devono perdonarsi tanti errori. Riuscirà il loro amore a dimenticare tutto il dolore passato, per ricostruire un presente difficoltoso e prossimo alla fine eterna?

In questo romanzo si respira odore di disinfettante e amore. L’autore, nel suo stile piuttosto poetico, è capace di raccontare fin nei minimi dettagli ogni atmosfera, sensazione e oggetto presenti nella storia, senza tralasciare nulla. La descrizione dettagliata aiuta a visualizzare la scena senza indugi, lasciando meno spazio ai dialoghi. È scritto con molta cura, attenzione dei particolari e ci parla di un grande amore, uno di quelli che resiste a tutte le tempeste, che sopravvive a tutti i dolori e alle ingiustizie.
I protagonisti sono persone come noi, con le loro debolezze e grandi sentimenti. Provano a coronare il loro sogno genitoriale scegliendo l’amore per i bambini, l’adozione, ma il destino rema contro di loro e dovranno fare i conti con un male che non perdona.
È ambientato a Reggio Calabria, ma anche a Roma, descrive Taormina e altri posti sempre con la cura del dettaglio.

Tutto il romanzo è contornato da questo alone di malattia che lo rende sofferto, lugubre, nefasto. È proprio la presenza della drammaticità che lo rende diverso, acuto, intelligente. L’autore dimostra di essere creativo, pignolo, sentimentale senza cadere nell’ovvio. Di questa storia, ho apprezzato molto le frasi poetiche, le metafore e quel pizzico di tragicità che permea un amore che esiste  Ora, per sempre e oltre.


Chiara Cipolla: L'anello di Beatrice (parte prima)



Autore: Chiara Cipolla
Titolo: L’anello di Beatrice (parte prima)
Editore: Self-publishing
Genere: Romance
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 367

Sinossi
Emma, ventisette anni, supplente di matematica, delusa dagli uomini, accetta a malincuore l’ennesimo appuntamento al buio organizzato dagli amici. È così che conosce l’affascinante ed eclettico Edward, professore di Storia Antica all’Università di Oxford, in Italia per lavoro. Non potrebbero essere più diversi: lei sogna il grande amore, quello che legge nei romanzi rosa; lui cerca solo avventure occasionali. Lei è carina, solare e sempre disponibile ad aiutare tutti. Lui è bellissimo, schivo e spesso allergico alle relazioni umane. Eppure l’attrazione che li lega è talmente forte, che li coinvolge fin dal primo incontro, e la passione li travolgerà come un treno in corsa. Ma quando tutto sembra ormai scritto, le ferite e i legami del passato di Edward si insinuano tra lui ed Emma e rischiano di spezzare quel rapporto unico che hanno creato insieme.



Devo dirlo: questo è uno dei libri più belli e coinvolgenti letti quest’anno.
Bologna, maggio 2003.
Emma è la protagonista, ha ventisette anni ed è un’insegnante di  matematica.
Il suo caro amico Gianluca, vive con il compagno Mirco e il venerdì sera organizzano cene tra amici, spesso con la voglia di presentare a Emma un uomo con cui condividere la sua solitaria vita. A Emma questi incontri al buio non piacciono molto, ma non può esimersi dal partecipare.
Una sera, il loro amico Vittorio, detto l’ingegnere, si presenta con Edward, un suo caro amico di origini inglesi, anch’egli insegnante. Emma deve ammettere che Edward è davvero un bell’uomo e scoprirà che hanno molte passioni in comune, anche se fondamentalmente diversi.


Contro ogni rosea  e onirica previsione di Emma – visto che tra Edward e lei si aggirava una bellissima e fastidiosa Giusy – lui sembrava davvero interessato a conoscerla. Ma Edward non vuole relazioni serie, ha paura e tutte le barriere che aveva costruito, iniziano a sgretolarsi dinanzi alla dolce ragazza.


Tutto sembra andare alla perfezione, tranne qualche episodio inappropriato ed esagerato di gelosia, ma quando Emma si trasferisce a Oxford nell’aprile del 2004, sorgono problemi e incomprensioni che non erano stata previste o, quantomeno, avevano sottovalutato.
Edward sembra quasi ossessionato, ha sempre più paura di perdere Emma, la vede come una donna pura, sincera, onesta, che arrossisce e non sa mentire, ma questo non basta a tranquillizzarlo.
Chi è realmente Edward e da dove nascono le sue paure e debolezze?


Leggere questo romanzo è stato avvincente, ironico e curioso. Fin dalle prime righe, sono stata catturata dall’abile descrizione dei personaggi che si materializzavano tra le pagine. Sapevo con chi mi stavo confrontando, perché ognuno di loro aveva caratteristiche fisiche e caratteriali ben definite, tanto da imparare presto a conoscerli, amarli, odiarli o “studiarli”.
Infatti è proprio Edward che cattura la mia attenzione. La sua iniziale perfezione, non mi aveva convinta. Da piccolissimi indizi e comportamenti appena accennati, ho iniziato a sospettare che nascondesse qualcosa di interiore, di troppo controllato che presto o tardi sarebbe esploso. La sua psiche mi ha molto incuriosita, è uno dei personaggi più interessanti che abbia conosciuto durante una lettura.
Scritto con dovizia di particolari per nulla noiosi e dialoghi frizzanti, la storia ha preso il sopravvento nella lettura e tutto intorno a me era sfumato. Mi sono trovata catapultata in un mondo diverso dal mio, con persone che non conoscevo e che volevo conoscere, o uccidere, per esempio la madre di Edward.
Ma la storia non finisce qui, voglio proprio vedere che cosa succederà nel prossimo romanzo.
Un romanzo stra consigliato.

 

lunedì 25 luglio 2016

Antonella Maggio: Regalami un sorriso (Butterfly Edizioni)


Autore: Antonella Maggio
Titolo: Regalami un sorriso
Editore: Butterfly Edizioni
Genere: Romance
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 237

SINOSSI
Spesso ci si nasconde dietro a una maschera oppure a un sorriso… 

Virginia Collins ha ventisette anni, non crede nei sogni che si avverano ma ogni giorno indossa il naso rosso di spugna e si fa chiamare (S)Miley perché ama i bambini e vive per loro, regalando sorrisi e attimi di spensieratezza grazie alla Clownterapia che esercita in un ospedale pediatrico di Londra. 
Nick Lloyd è un ragazzo padre, vive unicamente per suo figlio Nathan e per lui ha rinunciato a tutto, anche al suo sogno: il teatro. Le donne sono solo un passatempo, da tenere distanti, le colleziona e David, il suo migliore amico e socio in affari, sembra portare il conto e istigarlo a darsi da fare. 
Nathan, ribelle e scontroso, viene costretto a rapportarsi con i bambini meno fortunati di lui che soggiornano in ospedale. Il cambiamento improvviso di suo figlio non passa inosservato a Nick, che è curioso di conoscere la ragazza che è riuscita a ridargli il sorriso... 

I sorrisi sono contagiosi e causano felicità, predispongono all’amore e l’amore è sempre il protagonista indiscusso delle nostre vite, anche quando crediamo di esserne allergici. 

Un'autrice da oltre 20.000 copie 

Toccante, sensuale e profondo. 
Notting Hill Books 



Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso
(Madre Teresa di Calcutta)

Con voce alternata e in prima persona, conosciamo i protagonisti di questa emozionante storia: Nick e Virginia, detta Genny.
Ogni capitolo ha una frase d’autore che lo introduce.
Nick è un padre di trentadue anni, single e sessualmente attivo. Suo figlio Nathan, di sei anni, ha la priorità su tutto ma le sue attenzioni e la sua costante presenza sembrano non bastare. Quindi chiede aiuto a sua sorella Summer, dirigente ospedaliero del Great Ormond Street Hospital, vegana e salutista, di tenerlo con lei nel pomeriggio.
In ospedale Nathan conosce (S)miley, per gli amici Miley, un “operatore del sorriso” che lavora proprio nell’ospedale diretto da Summer. Miley e Genny sono la stessa persona ma questo lo sa solo Summer.
Genny ha un passato doloroso da dimenticare e Summer l’ha sempre sostenuta a lottare, non abbattersi e ricominciare, pur non essendo sempre d’accordo su tutto, le due donne sono grandi amiche.
Trovarsi di fronte alla sofferenza dei più piccoli, Genny riesce a dare un senso alla sua vita, anche se tutto quell’odore di malattie la rende quasi impotente.
“Non ero un medico, non lo ero anche se lavoravo nelle corsie dell’ospedale e indossavo il camice come divisa da lavoro. Io regalavo sorrisi, attimi di spensieratezza e divertimento, una cura blanda per il malumore, per allontanare dalla mente dei piccoli la sgradevole sensazione di trovarsi in un letto d’ospedale puzzolente di antisettico anziché nelle loro camerette profumare di casa e famiglia. Regalavo sorrisi, regalavo speranza ma quella macchia sulla radiografia riuscii a interpretarla anche senza la laurea in medicina”.
Nathan è un bambino impegnativo, ribelle, non abituato all’affetto femminile che si può ricevere da una madre. Infatti Heaven lo ha abbandonato, lasciando a Nick il compito difficile di crescerlo da solo. Nonostante il primo incontro con Miley non fosse dei più floridi, la ragazza riesce a entrare nelle “grazie” e nel cuoricino di Nathan.
“Ride, papà. Miley ride sempre e quando ride, è bella”.
A questo punto è Nick a essere curioso di conoscere questa donna che ride e che, quando lo fa, diventa ancora più bella. Magari anche lei poteva aiutarlo a far sbocciare il suo bambino, sbloccando quei meccanismi di difesa e ribellione che lo rendevano indomabile.




“E io odiai me stesso perché fu proprio in quell’istante che compresi quanto Nathan avesse bisogno di una mamma. Sì, lui aveva bisogno non di una madre ma di una mamma, di una donna che sapesse amarlo e infondergli carezze e sicurezza, che potesse spiegargli come vanno le cose nel mondo o come funziona il cervello di una femmina, che potesse renderlo fiero e amato, senza poi diventare lo zimbello della scuola”.

Intanto Nick riceve la visita di un vecchio amico, Matthew Price con la sua compagnia di attoruncoli e cerca aiuto per mettere in scena Romeo e Giulietta. Nick, visto il suo passato di attore teatrale, non vuole saperne inizialmente; non ha tempo per queste cose, deve occuparsi di suo figlio e non vuole salire nuovamente sul palcoscenico, il luogo in cui ha conosciuto Heaven.
E sul palcoscenico incontra Ginny…



C’è qualcosa in Ginny che la rende diversa da tutte le altre. La differenza? Il suo modo di ridere.



La forza di un sorriso è ampiamente ed egregiamente descritta in questo meraviglioso romanzo. Nick e Ginny sono due persone deluse della vita e dagli esseri umani. Lui cerca di fare del suo meglio, lei regala sorrisi ai meno fortunati. Due anime tormentate, insicure, che cercano l’effimera compagnia di un estraneo/a per colmare quei piccoli vuoti di solitudine. Fanno sesso con chi vogliono, senza per questo riuscire a legarsi a qualcuno. Anche Nick e Ginny fanno tanto sesso, si cercano, si odiano, si amano e non vogliono ammetterlo, si allontanano, si ritrovano tante volte… ma non sanno, realmente, chi hanno davanti, perché non si raccontano mai nulla della propria vita.
Uno dei momenti più commoventi, durante la lettura, è stato quando Ginny parla di April, una dodicenne volata in cielo.

“April con la pelle del viso rosea e le guance paffute che il tempo ha reso scarne. Sono passati i giorni ed è diventata bianca come il petalo di una rosa appena recisa che resta dentro un vaso e l’acqua prima o poi si consuma e si consuma la rosa, si consumano i petali”.

Sono diversi, in realtà i momenti in cui si respira emozione tra le righe. Ho amato ogni singola parola, virgola, dialogo e pensiero di questo romanzo. Tutto fa riflettere e amare la vita.



Questa è una storia stupenda, originale, abilmente narrata dalla penna (o tastiera) sensibile di Antonella Maggio. Una storia che non può passare inosservata. Una storia che deve essere letta, che deve essere fonte di un passaparola mondiale, affinché quel sorriso possa arrivare a tutti. Perché tutti abbiamo bisogno di un sorriso…


Sorridere fa bene all’anima, sia a chi lo da sia a chi lo riceve.

Vi regalo un sorriso J e correte a compare questo stupendo romanzo: non vi deluderà.